| Home | Area Corso | Members | Photos | Videos | Groups |
![]() |
|
![]() |
Che ne sapete voi della diapositiva?
Che si sviluppa e poi si monta nei telaietti?
Che è il supporto preferito dai fotografi di famiglia, per le emozionanti proiezioni collettive delle foto delle vacanze?
Che a confronto, per nitidezza e contrasto, non c'è digitale che tenga?
Opinioni a parte, dietro quel suo aspetto da brava ragazza di buona famiglia, la diapositiva nasconde lati selvaggi ed emozionanti, che possono letteralmente farvi saltare sulla sedia quando aprite la busta con le stampe appena ritirate dal lab (stampe? Ma come, non si mettono nei telaietti?).
Ma andiamo con ordine.
Come forse sapete già, nel mondo della fotografia analogica esistono generalmente tre tipi di pellicola: negativa, invertibile e a sviluppo istantaneo (meglio nota come Polaroid).
Lasciamo un attimo da parte questo terzo tipo e concentriamoci sui primi due, nella versione a colori della pellicola negativa, in cui i sali d'argento sono disposti su tre strati corrispondenti alle componenti cromatiche del rosso, verde e blu che si combineranno per restituire le fotografie a colori così come le conosciamo. La pellicola negativa, una volta esposta e sviluppata, produce sul supporto immagini in negativo, che verranno successivamente trasferite in positivo su carta (ovvero, stampate).
La pellicola invertibile al contrario, produce un'immagine positiva direttamente sul supporto, meglio nota come diapositiva: per questo motivo non necessita, in condizioni normali, di essere stampata. Ogni fotogramma viene, normalmente, montato in un telaietto per essere visto in trasparenza, proiettato (le famose proiezioni di cui sopra) o osservato in controluce. Ognuno dei due tipi di pellicola deve essere sviluppato con un bagno chimico specifico, detto rivelatore in gergo tecnico. La sua funzione è quella di, appunto, rivelare l'immagine latente che si è formata sulla pellicola dopo lo scatto, andando a ricomporre contemporaneamente i tre strati colorati (rosso, verde e blu). Ma per pellicole diverse servono rivelatori diversi: convenzionalmente, prendiamo in prestito da Kodak il termine C-41 ad indicare il rivelatore per la pellicola negativa ed E-6 quello per la diapositiva.
Riassumendo, a condizioni normali lo scopo è quello di ottenere un'immagine più fedele possibile alla realtà: incarnati delicati, erba freschissima, fiori dalle infinite sfumature pastello. Voi non lo sapevate, ma quando avete portato le vostre pellicole in laboratorio, i tecnici hanno scelto per voi il rivelatore giusto. Ma cosa potrebbe succedere se invece chiedessimo di usare quello sbagliato?
Succede che facciamo un cross process, che talvolta sul web trovate abbreviato con la sigla x-pro. Nella pratica significa scattare un rullo e svilupparlo con un rivelatore che, normalmente, non dovrebbe essere il suo: diapositiva in C-41, negativo in E-6, ma il termine si applica anche a qualsiasi tipo di pellicola sviluppata in modo non convenzionale o se preferite scorretto. Ogni combinazione di pellicola e rivelatore ci porta a risultati più o meno controllabili e particolari, ma vedremo nella seconda parte che il binomio DIAPOSITIVA in C-41 è quello che ci fornisce i risultati più interessanti.
Testo e foto di Agnese Morganti





