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La denuncia sociale: Walker Evans e Dorothea Lange
25-11-08

Gli effetti della Grande depressione americana furono documentati da due nomi di prestigio nel  panorama della fotografia della prima metà del Novecento: Walker Evans e Dorothea Lange.
Ciò che stava loro a cuore non era certamente la fotografia artistica lontana dalla realtà sociale. E difatti, nel 1935, entrarono a far parte della Farm Security Administration, organismo del governo americano che si occupava di monitorare la situazione economico-sociale delle aree rurali del paese.
Si tratta, in entrambi i casi, di fotografi con una grande sensibilità sociale anche se i progetti di cui si occuparono erano diversi.
Evans prediligeva l'ambiente industriale e scrutava attentamente il confine tra campagna inurbata e periferia,  Lange dedicava la sua attenzione all'ambiente rurale.
Sono molti i lavori di cui questi due fotografi si sono occupati lungo il corso della loro carriera.

Alcune loro immagini sono addirittura diventate delle vere e proprie icone del tempo.
Hale county del 1936 di Evans mostra una donna profondamente segnata dalla crisi del 1929. Il suo sguardo, l'espressione della bocca, gli occhi segnati. Nessun commento serve da lettura all'immagine.
Di Lange, le cui immagini più famose furono pubblicate nella raccolta An American Exodus del 1932, ci rimane in mente, senza dubbio, la foto di una madre insieme ai suoi due figli, fuori dalla loro misera abitazione.
La capacità di questi autori sta proprio nell'averci dato, attraverso la fotografia, un grande senso di umanità e un profondo rispetto per la dignità dei soggetti.
Sono immagini toccanti che talvolta accompagnano dei testi di particolare rilievo come nel caso di Sia lode ora uomini di fama, uno scarno resoconto sulla vita degli Stati del Sud dell'epoca scritto da James Agee. Un saggio, un romanzo e un'indagine sociologica che vi consiglio di sfogliare. Pensate che chi ha commissionato i due autori per questo testo, ad opera compiuta si è rifiutato di pubblicarlo perché lo considerava troppo vero, troppo diretto! La critica invece lo accolse con entusiasmo e la pubblicazione avvenne finalmente nel 1941.

 

Testo di Maria Fabiana Bellio

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