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La fotografia d'architettura
10-12-08

Cosa vuol dire fotografare un'architettura?
Oggi basta dare all'utente un reportage completo di elementi e particolari di un determinato edificio?
Probabilmente no, sarebbe troppo limitante, e questo perché la tecnologia digitale ci permette di avere ricostruzioni tridimensionali che non necessitano più di una documentazione fotografica. Liberatasi da questa sorta di obbligo, se cosi possiamo definirlo, la fotografia è passata all'interpretazione delle  architetture in relazione alle variazioni della luce, alle possibili variazioni della superficie dei materiali, agli effetti di trasparenza suggeriti dall'incidenza della luce stessa all'interno degli spazi e addirittura alla percezione dello spazio architettonico in relazione all'illuminazione. Simili interpretazioni non escludono comunque l'uso della fotografia d'architettura tradizionale. Anzi, talvolta lavorano insieme a questa dando vita a progetti fotografici di grande valore. Giocare con la luce può per esempio dare rilievo ad architetture barocche, oppure riprendere dal basso un edificio di stile gotico per far risaltare la sua verticalità sono solo alcuni  esempi di lettura di un opera d'arte e della sua restituzione al fruitore.
Un oggetto nello spazio dunque, non solo un edificio con le sue forme e le sue proporzioni. Non un monumento e basta, ma un monumento fatto di  luci,  ombre,  tagli e distorsioni prospettiche.

Questo è ciò che oggi la fotografia d'architettura si propone, e che forse, proprio per tale sviluppo e maturità, risulta comunque debitore nei confronti di chi, circa duecento anni fa, iniziò ad occuparsene.
Una vera e propria "fotografia di architettura" in Italia inizia a delinearsi tramite l'efficace attività degli Alinari e dei Brogi.

Le origini dell'azienda  Alinari, sono legate alla figura di Leopoldo Alinari (1832-1865), che nel 1852 aprì  il suo primo laboratorio, dove stampava e vendeva  fotografie di vedute e monumenti su carta salata. I loro album vennero diffusi all'estero e successivamente tradotti in lingua francese. Ed è grazie a quelle immagini che si compirono diversi studi per analizzare i mutamenti subiti dai contesti urbani, nel corso della storia.
Le foto di architettura degli Alinari erano caratterizzate da un tipico stile definibile come "formale". La ripresa era infatti eseguita secondo i canoni della veduta prospettica rinascimentale. Inquadrature frontali rialzate in cui il punto di vista era  alto, e la linea d'orizzonte attaversava  mediamente l'immagine. Questa doveva essere il più possibile priva di ombre, in maniera da garantire la massima leggibilità dei particolari. Si trattava dunque di fotografie a carattere documentario, per divulgazioni o da uso didattico.
A differenza di Alinari, Brogi usava spesso inserire nei suoi monumenti anche figure umane e dunque contestualizzare i suoi soggetti.
Col passare del tempo, come abbiamo visto, questo tipo di fotografia ha abbracciato metodologie diverse e strettamente legate alla poetica dei vari autori.
Oggi, chi ama la fotografia d'architettura non può non conoscere fotografi come Mimmo Jodice, Gabriele Basilico e Luigi Ghirri. Tre autori con approcci certamente diversi ma che spesso hanno operato insieme e che hanno dato vita ad una vera e propria rivoluzione della fotografia in Italia.
Date un occhiata a L'archivio dello Spazio!

 

Testo di Maria Fabiana Bellio

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