| Home | Area Corso | Members | Photos | Videos | Groups |
![]() |
|
![]() |
Dopo lo sproloquio dell'articolo precedente dal titolo PROSPETTIVA - Parte I, cerchiamo di comprendere in questo, PROSPETTIVA - Parte II, quali siano i fattori che influiscono sulla prospettiva e come eventualmente possiamo controllarli.
Un fattore determinante è il punto di vista, ovvero il punto in cui posizioniamo la nostra fotocamera e da cui presumibilmente stiamo osservando una certa scena.
A questo primo parametro se ne associa solitamente un secondo cioè la direzione dell'asse ottico, parametro per il quale è però doveroso fare un'ulteriore precisazione ovvero considerare che quanto appena affermato è in verità una piccola semplificazione o approssimazione che determina a sua volta un piccolo errore che in questa sede considereremo trascurabile.
Alla luce anche dell'esperienza quotidiana dovrebbe essere quindi chiaro in questa fase che posizionandosi a una certa distanza dal soggetto otterremo una determinata prospettiva, altrettanto lampante dovrebbe essere che modificando la nostra posizione rispetto al medesimo soggetto (per esempio se gli giriamo intorno, se ci abbassiamo, se ci alziamo, se ci avviciniamo o allontaniamo) tale prospettiva cambia in modo più o meno macroscopico.
Un consiglio spassionato che mi sento di dare è proprio quello di affrontare i nostri soggetti con curiosità, in modo attivo girandogli attorno con la fotocamera all'occhio studiando e valutando anche il rapporto con ciò che li circonda
Fig.8 Ritratto dove la scelta del punto di vista dall'alto verso il basso si coniuga ad un buon uso dello sfocato.
http://lh4.ggpht.com/_h7JYlMMkHQs/SQYvXCJFWbI/AAAAAAAAAGY/aGa1Ai7Ou2k/s640/ritratto-motard.jpg
Troppe volte infatti si vedono fotografie che per pigrizia o noncuranza sono state scattate senza valutare il rapporto tra soggetto e sfondo oppure immagini con prospettive "devastanti" in relazione ad un determinato soggetto (Fig. 10).
Un esempio per tutti i ritratti di bambini o di animali ripresi dall'alto verso il basso che nel 98% dei casi sono "inguardabili". Con soggetti di ridotte dimensioni provate ad abbassarvi alla loro altezza o addirittura a fotografarli leggermente dal basso verso l'alto. Vedrete, vi si aprirà un nuovo mondo. Guardate ad esempio le immagini della serie Dogs di Elliott Erwitt (Fig.9).
(Fig.9) Ritratto del "miglior amico dell'uomo" dove la scelta del punto di vista dal basso, ad altezza soggetto, rafforza l'efficacia dell'immagine.
http://www.dphotojournal.com/wp-content/daily/bw-photography-elliot.jpg
http://www.graphicdesignblog.org/images/Black-White-Photographs/Big-Dog.jpg
http://www.fotografiareflex.net/img108.gif
(Fig.10) Ritratto del "miglior amico dell'uomo" dove la scelta del punto di vista dall'alto verso il basso risulta invece piuttosto infelice, banale.
http://i66.photobucket.com/albums/h247/onfirerules/dog4.jpg
Il rapporto tra soggetto e sfondo come avrete compreso rappresenta quindi un fattore determinante nel rendere efficaci e comunicative le nostre immagini.
Se associamo alla scelta del punto di vista un'ulteriore variabile rappresentata dall'ottica o per meglio dire dalla variazione della focale in uso, possiamo espandere ulteriormente il controllo della prospettiva con tutto ciò che ne consegue in termini di espressività per nostre immagini.
In tal caso associando i due parametri (Figg.11-14) possiamo giungere anche a deliberate alterazioni della percezione degli oggetti o degli spazi, arrivando al caso limite in cui i soggetti possono apparire differenti da come sono nella realtà.


Figg.11,12 Esempio di evidente variazione prospettica di uno spazio
Vi siete fatti un'idea di che cosa possa essere accaduto fra la prima e la seconda immagine? L'arcano è presto svelato, passando dalla Fig.11 alla Fig.12 si è passati da una ripresa con una focale di 12mm (su formato DX) effettuata da una distanza di circa 4m (Fig.13) ad una ripresa con una focale di 70mm (sempre su formato DX) effettuata però da una distanza di circa 24m (Fig.14).
Tutto ciò a comportato una vistosa variazione prospettica con conseguente diversa percezione dello spazio rappresentato; ovviamente la variazione di distanza di ripresa non è stata casuale ma proporzionale alla variazione di focale infatti 70mm/12mm=5,8 al pari di 24m/4m=5,8.
Notiamo altresì che nei due scatti (Figg.13,14) il portale evidenziato da una cornice gialla rettangolare ha un rapporto fra lato verticale e orizzontale pari a 6/5 costante nelle due immagini (non solo ma nelle due immagini le due cornici hanno esattamente anche la stessa dimensione ovvero V 340 x O 283 pixels da cui deriva il rapporto di 6/5), mentre il rapporto del suddetto lato verticale con un elemento verticale scelto sullo sfondo (in rosso) varia sensibilmente passando da 1/12 (Fig.13) con una forte convergenza delle linee tratteggiate ad 1/2 (Fig.14) dove la convergenza delle medesime linee risulta nettamente più contenuta.


Figg.13,14 Schema delle varianti
Lo stesso identico risultato lo otteniamo se anziché fotografare uno spazio circoscritto o un ambiente, fotografiamo un oggetto, sia esso una persona o un edificio isolato come nel caso illustrato (Figg.15,16).
In questo caso credo che tutti possiamo convenire che la prima scelta (Fig.15) risulta sicuramente più gradevole rispetto alla seconda (Fig.16) dove oltre a perdere la tridimensionalità dell'edificio compromettiamo la visibilità dello stesso a causa dell'ingresso in campo di erbacce e quant'altro.

Figg.15,16 Esempio di evidente variazione prospettica su di un oggetto.
segue...
Testo e foto di Leonardo Andreoni





