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Quante volte ciascuno di noi ha sentito o fatto la seguente affermazione: "...vediamo le cose da un diverso punto di vista!".
Affrontando ora un tema che definiremo la prospettiva cercheremo di capire perché fotograficamente parlando questa espressione risulta essere quanto mai calzante.
Per fare questo in primis occorre fare una precisazione ed una conseguente semplificazione.
Iniziamo con il dire che la percezione che noi esseri umani abbiamo dello spazio e delle cose che ci circondano è normalmente legata ad una visione binoculare, non ci addentriamo in questa sede nel funzionamento dell'occhio umano, ci basti sapere che il nostro apparato visivo è normalmente costituito da n.2 occhi e relativi ricettori nonché terminazioni nervose che captano le radiazioni luminose e le trasmettono al cervello, organo in grado di elaborare questi impulsi e trasformarli in stimoli visivi.
La presenza di due globi oculari posti ad una distanza uno dall'altro prossima ai 10cm produce una visione stereoscopica la quale mediata dal nostro cervello ci consente di percepire la tridimensionalità dello spazio e degli oggetti, la prospettiva che otteniamo sarà anch'essa binoculare.
La prospettiva intesa come scienza che ci consente di rappresentare su di un piano bidimensionale (foglio da disegno, la nostra pellicola o il sensore della nostra fotocamera) una realtà di fatto tridimensionale, pur mantenendo la sensazione della terza dimensione e quindi della profondità, ha origine invece da una necessaria semplificazione ovvero dall'eliminazione di un "occhio", parleremo quindi di una prospettiva monoculare.
Quando scattiamo le nostre fotografie guardiamo quindi il mondo come tanti ciclopi, riproducendolo come se fossimo degli abili disegnatori, conoscitori delle regole del disegno prospettico/geometrico, questo avviene sottostando quindi a quelle stesse regole che geniali artisti e acuti osservatori come Leon Battista Alberti o Filippo Brunelleschi iniziarono a teorizzare nel corso del Rinascimento.
Anche se questi fatti possono apparire lontani nel tempo e magari slegati dalla fotografia, in realtà la messa a punto dei primi apparati (camera obscura Fig.1) in grado di captare immagini dalla realtà circostante furono messi a punto proprio da pittori e disegnatori (Fig.2) e solo in un secondo momento furono invece mutuati e perfezionati con l'aggiunta di apparati ottici e l'impiego di materiali sensibili per usi fotografici.
Fotograficamente parlando il controllo della prospettiva è determinante per conferire più o meno tridimensionalità alle nostre immagini consentendo altresì di stabilire dei rapporti fra i vari piani della scena ovvero fra primo piano, piano intermedio e sfondo.
http://www.gri.it/storia/cameraobscura.htm
Fig1: Camera Obscura. Disegno con esplicazione del funzionamento.
Tratta da: cobscura2.gif
http://it.wikipedia.org/wiki/Camera_oscura
Fig2: Canaletto: Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia. Veduta ottenuta accostando quattro fogli disegnati con l'aiuto di una camera oscura
Tratta da: 600px-Canaletto4fogli.jpg
La percezione della tridimensionalità di una scena (sia essa un oggetto o uno spazio) si caratterizza poi per due aspetti distinti:
Uno è la cosiddetta prospettiva geometrica ovvero la convergenza più o meno accentuata delle linee verticali ed orizzontali verso uno o più punti di fuga, a titolo di esempio si osservino le immagini riprodotte di seguito (Fig.3a-b).

Fig.3a Prospettiva accidentale. L'intera composizione si basa proprio su di una costruzione geometrica simmetrica che esalta le fughe prospettiche. Focale grandangolare.
Vedasi anche: basilico-ferriera_04big.jpg

Fig.3b Prospettiva centrale. L'intera composizione si basa proprio su di una costruzione geometrica simmetrica che esalta le fughe prospettiche. Focale grandangolare.
Vedasi anche: mostrabasilico1.jpg
L'altro è invece la prospettiva aerea, ben nota anche ai pittori da Leonardo da Vinci in poi, cioè quel fenomeno di perdita di definizione dei contorni (da non confondere con lo sfocato e la limitata PdC) a seconda della distanza degli oggetti rappresentati ed un parallelo cambiamento del colore delle cose in ragione della loro lontananza.
http://massimo1959.wordpress.com/2008/10/21/tramonto-a-massa-marittima-1/
Fig.4 In questo paesaggio l'effetto della terza dimensione è generato non tanto dalle geometrie quanto dall'abbassamento di nitidezza a dallo sfumarsi dei contorni in profondità, complice la foschia. Focale medio-lunga.
Tratta da: 2925370052_88ae72b2c0.jpg
La percezione della tridimensionalità o meno della maggior parte delle nostre immagini si basa su questi fenomeni e sull'alternanza di piani. Fermo restando che non necessariamente i tre piani devono comunque coesistere nelle nostre fotografie, anzi talvolta si ne sacrifica uno per esaltarne un altro (Fig.5).
Cambiando totalmente genere fotografico osserviamo la differenza esistente in termini di piani fra ritratto ambientato (Fig.6) e ritratto tout court (Fig.7) dove con l'uso di una focale lunga si isola il soggetto e si comprimono i piani annullando l'influenza dello sfondo che si riduce così ad una campitura di colore, mentre nel primo caso lo sfondo è parte integrante della foto, aggiunge infatti informazioni relative al contesto in cui siamo, aspetto molto importante quando si debba restituire un "ritratto istituzionale" come nel caso dell'esempio.
http://www.pbase.com/paularino/image/69027111
Fig.5 I piani intermedi vengono sacrificati e resi superflui grazie alla scelta di esaltare il fogliame in primo piano e l'acqua con le rocce sullo sfondo. Focale medio-tele.
Tratta da: 69027111.CHK2Axll.TremontStreamThruLeafColors2.jpg

Fig.6 Il soggetto ritratto a figura intera viene inserito volutamente in un contesto ben identificabile, tutto è a fuoco. Focale grandangolare.

Fig.7 Il soggetto viene isolato dal contesto, i piani dello spazio sono compressi, l'attenzione si concentra su elementi come lo sguardo. Focale lunga.
segue...
Testo e foto di Leonardo Andreoni





