| Home | Area Corso | Members | Photos | Videos | Groups |
![]() |
|
![]() |
Siamo finalmente giunti all'epilogo della saga sulla Prospettiva, andiamo ora ad analizzare un ultimo aspetto e traiamo le dovute conclusioni.
E' importante sottolineare che la semplice variazione di focale (la pura zoomata come viene anche definita in gergo fotografico) non comporta di per sé una variazione prospettica ma solo ed unicamente una variazione del rapporto di riproduzione dei nostri soggetti. In sostanza se andiamo a confrontare fra loro immagini riprese esattamente dallo stesso punto di vista ma con focali diverse non riscontreremo una variazione prospettica ma semplicemente un minore (focali più corte) o maggiore (focali più lunghe) ingrandimento sic et sempliciter del soggetto, un risultato identico lo otterremmo a posteriori effettuando un ingrandimento spinto della prima immagine rispetto alla seconda, fermo restando che questa operazione comporterebbe poi altri effetti/difetti collaterali.
La verifica di quanto sopra descritto è quanto mai semplice da effettuare, se infatti prendiamo l'immagine scattata con una focale 12mm (Fig.17) e la confrontiamo con l'immagine scattata dallo stesso punto di vista ma con una focale più lunga come un 24mm (Fig.18) possiamo constatare che le dimensioni dei soggetti raffigurati nella prima immagine sono esattamente in proporzione (nel caso specifico del nostro esempio saranno la metà dato che 12mm/24mm=1/2) rispetto alla seconda, non abbiamo quindi ottenuto niente più di un semplice ingrandimento.
Se misuriamo i segmenti H1 ed h1 sull'immagine (Fig.17) rileviamo che la loro lunghezza è rispettivamente 320 pixels e 144 pixels, pertanto il rapporto H1/h1 è R1=2,2 (ovvero 320/144); se misuriamo invece i segmenti H2 ed h2 sull'immagine (Fig.18) rileviamo che pur essendo la loro lunghezza diversa per la precisione rispettivamente 160 pixels e 72 pixels, il rapporto H2/h2 è invariato R2=2,2 (ovvero 160/72).
Notiamo altresì che il rapporto H1/H2 = h1/h2 = 1/2 a dimostrazione che la sola variazione di focale da 12mm a 24mm come anticipato sopra non comporta una variazione prospettica ma solo ed esclusivamente un ingrandimento diverso, proporzionale al rapporto tra le focali utilizzate.
Se confrontiamo le prospettive delle due immagini queste saranno identiche, i rapporti fra primo piano e sfondo non avranno subito variazioni, cosa ben diversa invece dal variare il punto di vista da solo abbinato alla variazione di focale come esposto nel gruppo di immagini precedente (confrontare con PROSPETTIVA - Parte II, Figg.11-16).


Figg. 17, 18 Esempio di non variazione prospettica di un oggetto
Riassumiamo ora all'atto pratico come queste nozioni appena acquisite possono tornarci utili nella nostra "vita fotografica" quotidiana.
Al di là della volontà o meno d'ingannare l'osservatore notiamo che fotografare con le lunghe focali vuol dire spesso isolare il soggetto da ciò che lo circonda fino ad arrivare a decontestualizzarlo completamente, si pensi a tal proposito ad un certo tipo di fotografia sportiva o naturalistica ma non solo a queste ovviamente.
Osserviamo i seguenti esempi raccolti fra i milioni di immagini che circolano delle ultime Olimpiadi svoltesi in Cina:
http://www.expobg.it/foto/wp-content/uploads/olimpiadi_2008_pechino_tamburi1.jpg
http://www.calshop.biz/athens_2004/image38.jpg
Al contrario fotografare con le focali più corte, grandangolari o medio-grandangolari significa contestualizzare un soggetto, un evento o quant'altro si pari davanti al nostro obiettivo. In tal caso provocheremo un maggiore coinvolgimento anche dell'osservatore nella scena o nell'evento dandogli quasi l'idea di esservi dentro, partecipe, si pensi ad esempio a molta fotografia di reportage.
Siamo ovviamente in un ambito molto soggettivo, del resto il mezzo fotografico è un mezzo soggettivo al contrario di quello che potremmo pensare istintivamente, ed in quanto tale la rappresentazione della realtà che noi daremo nelle nostre immagini rappresenterà uno dei possibili punti di vista, il nostro ma non necessariamente e fortunatamente l'unico.
Gestendo accuratamente queste ed altre scelte il fotografo dispone quindi di strumenti potenti e validi in grado di trasformare un fatto o una scena qualsiasi in un evento speciale degno di essere immortalato, si veda a tal proposito l'esempio al seguente link:
http://paulturounetblog.files.wordpress.com/2007/11/elliot-erwitt.jpg
dove il celebre Elliott Erwitt con il suo sguardo ironico e dissacrante, con una opportuna scelta di focale e punto di vista, quindi di prospettiva riesce a trasformare una scena quotidiana in qualcosa degno di essere raccontato.
Ipotizziamo ora di dover ritrarre in modo non troppo formale una persona, come nell'esempio illustrato sotto, abbiamo individuato l'ora giusta per lavorare, collochiamo il nostro soggetto nella location prescelta, optiamo per un'inquadratura con piano americano (ovvero all'incirca tagliando appena sopra le ginocchia), diamo "un'aggiustatina" alla luce (luce solare + luce flash per riempire ed ammorbidire le ombre), scegliamo un diaframma attorno ad f/11 (per garantirci una adeguata PdiC), lo spazio a disposizione non è molto per muoversi attorno al soggetto, effettuiamo comunque un primo tentativo con focale 45 mm (Fig.19), analizzando il risultato saltano subito all'occhio almeno tre difetti.
Il primo difetto (contrassegnato con il numero 1) è un difetto di inquadratura, nonché di prospettiva che porta ad una fastidiosa sovrapposizione fra la testa del soggetto ed un oggetto posto in secondo piano generando una involontaria somiglianza del soggetto stesso con il celebre Dark Father del film Stars Wars.
Il secondo difetto (contrassegnato con il numero 2) non è propriamente prospettico, ma di postura o posa che dir si voglia, notiamo infatti una innaturale nonché antiestetica posizione delle mani e delle dita.
Infine possiamo notare un terzo difetto (contrassegnato con il numero 3) anch'esso di inquadratura (quindi prospettico) relativo alla comparsa sul secondo piano dietro al soggetto di un elemento estraneo, di disturbo, avente le sembianze di una borsa.
Nel secondo scatto (Fig.20) essendoci resi conto di alcuni di questi difetti si è cercato di porre rimedio, focale appena più lunga attorno ai 60 mm e punto di ripresa appena variato, si elimina il difetto della postura facendo assumere al soggetto una posa diversa (nel ritratto le mani e le braccia sono molto importanti, specie se il nostro soggetto non è abituato a posare le mani non saprà mai come metterle, che posizione fargli assumere). Se per il difetto numero due possiamo ritenerci soddisfatti della soluzione trovata non possiamo certo dire altrettanto dei difetti uno e tre. Anche in questo secondo scatto permane una fastidiosa sovrapposizione fra testa ed oggetto sullo sfondo nonché l'intrusione della borsa in basso in secondo piano.
Un terzo tentativo (Fig.21) con cui grazie all'uso di una focale ancora più lunga, ovvero 70 mm, congiuntamente ad un punto di vista leggermente più alto e distante si giunge finalmente ad un risultato apprezzabile dove i difetti più macroscopici delle precedenti inquadrature sono scomparsi.

Fig.19 Risultato ottenuto al primo tentativo, si notano almeno tre macroscopici difetti da correggere

Fig.20 Risultato ottenuto al secondo tentativo, si correggono solo parzialmente i difetti, mentre altri permangono
Fig.21 Risultato ottenuto al terzo tentativo, si eliminano i difetti evidenziati precedentemente
Certamente ad alcuni di questi difetti avremmo potuto porre rimedio anche in altri modi, ad esempio togliendo la borsa sullo sfondo o facendo spostare il soggetto in altra posizione, ma la strada scelta in questo caso dovrebbe essere chiarificatrice delle possibilità offerte ad un fotografo attento dalla semplice scelta di un punto di vista congiuntamente alla scelta della focale.
Per concludere, ricordiamoci che tutte le nozioni esposte nel ciclo di questi tre articoli spesi per la "causa" della prospettiva, seppur applicati per praticità perlopiù a soggetti architettonici, sono valide per ogni campo dello scibile fotografico dal ritratto allo still-life, dalla macrofografia alla fotografia di paesaggio, dal reportage alla fotografia sportiva.
Ed ora non mi resta che augurare buone foto a tutti!
Testo e foto di Leonardo Andreoni





