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Un'alternativa all'HDR
15-12-08

Come avrete avuto modo di constatare le potenzialità offerte dall'elaborazione delle immagini con il sistema High Dynamic Range (di seguito HDR) sono veramente ampie.
Tralasciando le applicazione nel campo della grafica 3D e rimanendo quindi in ambito prettamente fotografico, l'elaborazione HDR delle nostre immagini ci consente di ovviare ai limiti fisici delle nostre apparecchiature (come fotocamere digitali e relativi sensori ma anche le pellicole) spalancandoci le porte di un mondo per certi aspetti nuovo.
Un mondo dove è possibile garantirci una perfetta leggibilità delle nostre immagini nelle alte luci come delle ombre, anche in quei casi un tempo ritenuti non a torto critici se non impossibili da gestire, ovvero quelli in cui la scena che ci apprestiamo a fotografare è caratterizzata da uno scarto di luminosità (differenza in termini di stop o diaframmi fra le aree che riflettono più luce e quelle che ne riflettono meno) più ampio rispetto alla capacità del sensore o della pellicola di registrare informazioni in un unico scatto.
Questa grande versatilità dell'elaborazione in HDR delle immagini, a mio parere, presta però il fianco ad alcune critiche di natura prettamente "sensoriale".
L'effetto visivo che si ottiene dall'elaborazione HDR spesso e volentieri è immediatamente riconoscibile, le immagini infatti presentano sovente qualcosa di innaturale (non sempre ovviamente). Certamente l'aspetto assunto dalle fotografie così elaborate può diventare una vera e propria scelta linguistica che il fotografo può quindi utilizzare per caratterizzare il proprio linguaggio.
Molto di quanto sopra affermato dipende ovviamente da vari fattori come: caratteristiche di illuminazione della scena fotografata, attenzione posta nella scelta dell'esposizione ed ultime non certo per importanza la cura e la perizia con cui si effettua l'editing delle immagini stesse.
Per ovviare a questa sensazione di mancanza di naturalezza di certe immagini andiamo ora ad analizzare un paio di possibili tecniche alternative che a partire da alcuni presupposti  e procedure comuni all'HDR possono portare se ben gestite a risultati, fotograficamente parlando, più naturali.

 

La fusione di immagini

La tecnica della fusione di più immagini, un tempo impensabile per i fotografi analogici oggi è facilmente praticabile con la fotografia digitale grazie ad applicazioni espressamente dedicate come ad esempio Bracketeer di Pangea e con software ben più potenti e versatili ma meno intuitivi e privi di certi automatismi come Photoshop di Adobe.
Mi riferisco i questo caso alla fusione di almeno due o più immagini che differiscano una dall'altra solo per il livello di esposizione, ovvero che siano state scattate con il preciso intento di registrare sia le alte luci sia le ombre in modo sufficientemente leggibile. 

 

 SMoriginale-1.jpg

 

 

SMoriginale_0.jpg 

 

 

SMoriginale+1.jpg 

 

 

Vediamo sopra un esempio di sequenza di bracketing 1 da utilizzare come files sorgente per le nostre elaborazioni (in realtà un solo stop di sovra/sotto esposizione è veramente poco per apprezzare le potenzialità dei due metodi)

Se disponiamo di queste immagini (supponiamo tre scatti realizzati con un bracketing di 1 stop, opportunamente riprese avendo l'accortezza di utilizzare un treppiedi per avere esattamente la stessa posa nella nostra sequenza di tre) con applicazioni come Bracketeer possiamo praticamente in totale automatismo fonderle tra loro lasciando che sia il software a individuare quanto c'è di buono in ogni singolo scatto ed utilizzarlo miscelato con gli altri nella creazione di una singola immagine finale dove alte luci ed ombre saranno ottimizzate, si badi bene che in questo caso il file che otterremo non sarà un file HDR nel senso letterale del termine, ma la resa sarà probabilmente più gradevole e naturale a patto che lo scarto di luminosità da gestire non sia eccessivo.

 

SMbracketeer_blend.jpg 

 


Risultato ottenuto in completo automatismo con il software Bracketeer, nessun intervento di regolazione dell'immagine, tempo impiegato meno di un minuto.

Anche con Photoshop, con un pò di perizia ed un pò di pazienza potremo compiere una fusione omogenea prendendo ciò che c'è di meglio in ciascuno scatto per riunirlo in un'unica immagine che avrà buona leggibilità delle alte luci come delle ombre e soprattutto una resa fotografica più naturale rispetto all'HDR.
In questo caso però la scelta e la fusione dovranno essere compiute passo passo dall'utente che con operazioni molto semplici come la gestione della trasparenza dei livelli, l'uso della  gomma opportunamente dosata, gli strumenti di selezione ed il copia incolla potrà giungere ad un risultato analogo al precedente seppur più laborioso e dispendioso in termini di tempo.

 

SMphotoshop_blend.jpg

 


Risultato ottenuto con blending manuale delle immagini in Photoshop, gestione delle curve, tempo impiegato dieci minuti.

In verità la fusione compiuta attraverso Photoshop ha senso qualora oltre al recupero del dettaglio nelle alte luci e nelle ombre si intenda anche effettuare interventi di editing più "pesanti" volti ad inserire od eliminare una qualche parte dell'immagine o ad ottenere un controllo fine della stessa...
Ma questo è un argomento che approfondiremo un'altra volta.

 

Testo e foto di Leonardo Andreoni

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